Il Cinema e la Storia secondo Margarethe
La grande regista tedesca privilegia da sempre le storie al femminile
i
A chi di noi, appassionato o
meno di cinema e politica, non è capitato di sentir nominare la grande regista
tedesca Margarethe Von Trotta? Di certo quasi tutti la ricordano per il suo film
forse più famoso, vincitore del Leone d’oro a Venezia, Anni Di Piombo
(1981), storia di due sorelle che, negli anni della contestazione, scelgono
strade diverse per “combattere il sistema”, come si diceva una volta. Lei, la
grandissima Margarethe, classe di ferro 1942, femminista doc, tocco
inconfondibile da vera artista, cresciuta alle pendici del Muro di Berlino, ha
sempre, in un modo o nell’altro, continuato a “combattere” attraverso i suoi
film, contro le ingiustizie della storia e quelle di genere, denunciando le
atrocità di ogni tipo di guerra ed i falsi moralismi, sempre attenta al lato
profondamente umano dei suoi personaggi. La Von Trotta ha raccontato la storia
ed i drammi del suo paese attraverso le vicende delle donne, vittime o
combattenti, con segreti ed avvenimenti tramandati di generazione in
generazione: madri, figlie, nipoti, sorelle, amiche. Invitata di recente a Roma
per ricevere un tributo dal Festival della Fiction, la regista, ha tenuto una
Master Class di notevole spessore, riflettendo con gli
intervenuti sulle proprie esperienze di regista nell’ambito di un più
complessivo giudizio storico sul proprio paese. Nel 1962, infatti, un gruppo di
cineasti e registi tedeschi redigeva il Manifesto di Oberhausen, con una forte
caratterizzazione politica, sancendo così la nascita del nuovo cinema tedesco
come argine ed opposizione alle degenerazioni autoritaristiche della società del
periodo: la Von Trotta aderisce al Manifesto negli anni Settanta, recuperandone
tutta la valenza politica progressista. Nel corso dell’incontro romano, però, la
regista si lascia andare ad un giudizio duro sulle eccessive idealizzazioni
degli artisti del tempo, che permisero al terrorismo della RAF di prendere piede
in quel momento storico, a causa della giovane età dei protagonisti di quella
difficile stagione e dell’impossibilità per il paese di ricevere liberamente le
informazioni. “Ci siamo dovuti limitare
in quegli anni ad essere contro - afferma -perché o eri comunista o dovevi stare
dalla parte degli americani, e in quel momento sognare, anche con l'utopia del
comunismo, era l'unico modo per sopportare la realtà nella quale eravamo
costretti a vivere”. Dunque i film, ma sempre all’interno di un ben preciso e
circostanziato perimetro e disegno storico, spesso strumenti per fare i conti
con un passato/presente scomodo ed ingombrante, come testimoniano: Il caso
Katharina Blum (1975), Sorelle-L’equilibrio della felicità (1979),
Anni di piombo (1981), Rosa L. (1986), Paura e amore (1988),
Il lungo silenzio (1993), Rosenstrasse (2003), L’altra donna
(2004).

La Von Trotta si autodefinisce apolide dalla nascita e questo tratto
emerge dalle sue opere, in personaggi sempre alla ricerca di nuove identità e di
radici, della propria affermazione e riappropriazione di tempi, luoghi e
affetti. “Il cinema è arte, soprattutto, ma per me - aggiunge la regista - è
anche guardare esternamente, fuori di te”. All’artista è stata dedicata a
Roma una retrospettiva per le fiction TV con la proiezione di opere mai viste in
Italia (Die andere Frau, Dunkle Tage, Jahrestage,
Winterkind, Tatort). Fra queste ricordiamo la trasposizione sul
piccolo schermo della monumentale trilogia Anniversari, opera del grande
scrittore tedesco Uwe Johnson (1934-84), diretta dalla celebre regista tedesca
(storia di Gesine, trapiantata a New York, che vive il periodo della grande
contestazione ma nei suoi ricordi rievoca la vita di un piccolo paese tedesco,
dalla Repubblica di Weimar al dopoguerra). Parlando del suo esperimento con il
piccolo schermo, la Von Trotta dichiara: "All'inizio, anche con una certa
arroganza, non volevo fare film per la televisione. Finché nel 1995 non ho
iniziato a lavorare su Rosenstrasse e mi sono resa conto che il progetto
slittava continuamente per diversi motivi. Dopo due anni di attesa non avevo più
soldi né speranze di realizzarlo e in quel momento la tv di Colonia, che
co-produce i miei film, mi ha proposto un progetto televisivo. Quando mi sono
convinta a provare, ho scoperto che non era poi così male. E’ stato bello avere
l'opportunità di raccontare una parte importante della storia del mio paese, con
Anniversari, un progetto che non avrei mai potuto realizzare al cinema".
L’ultimo film della Von Trotta distribuito in Italia, Rosenstrasse, che
coinvolge tre generazioni al femminile, ha per protagoniste le donne della
Rosenstrasse, mogli “ariane” di ebrei tedeschi imprigionati nel 1943, la cui
coraggiosa protesta, manifestata nella strada che dà il titolo al film, li salvò
dalla deportazione. Anch’esso in linea con l’invisibile filo rosso che lega
indissolubilmente passato e presente, nonne e nipoti, eventi lontani a fatti
dell’attualità, in un continuo fluire, talvolta doloroso ma sempre fecondo di
memorie, volti, sentimenti e ri-conoscimenti: di sé, degli altri, della storia.
Elisabetta Colla
Articolo pubblicato sul mensile di politica, cultura e attualità noidonne, anno 62 n° 9 – Settembre 2007
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